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ALLARME RISCALDAMENTO GLOBALE: NOI POSSIAMO FARE QUALCOSA?

Risparmio Energia Italia
Pubblicato da in Green Economy · 10 Ottobre 2018
ALLARME RISCALDAMENTO GLOBALE: NOI POSSIAMO FARE QUALCOSA?
 

Il rapporto ipcc ci spiega cosa accadrà se l’aumento delle temperature dovesse superare 1,5°c: ancora più tempeste, alluvioni, siccità.
 
 

L’obiettivo concordato a Parigi in pompa magna nel 2015 era quello di contenere l'aumento della temperatura globale a due gradi sopra i livelli precedenti alla rivoluzione industriale entro la fine del secolo. Ma già oggi quell'obiettivo è fortemente a rischio, dal momento che la temperatura media terrestre potrebbe arrivare a crescere di 1,5 gradi già tra il 2030 e il 2052: sono periodi che variano a seconda degli scenari dei diversi modelli climatici adottati.
 
Ma il nuovo grido d'allarme lanciato dall'Ipcc nel suo rapporto speciale punta nella direzione dell'urgenza di intensificare le azioni per contrastare il riscaldamento globale, che si sostanziano nella riduzione dei consumi energetici, nella trasformazione del mix delle fonti con una spinta progressiva all’abbandono delle fonti fossili, anche attraverso l’aumento del prezzo della CO2, e dalla mitigazione degli effetti con tecnologie di assorbimento delle emissioni.

 
LE VIE D’USCITA
 
La situazione è molto seria, ma ci sono possibili vie d'uscita. Il rapporto speciale pubblicato dal Gruppo intergovernativo che studia i cambiamenti climatici indica infatti come prioritaria la necessità di ridurre drasticamente il consumo di energia da parte dei settori più energivori: industria, trasporti e immobili. L'obiettivo che l'Ipcc indica come necessario è infatti una riduzione del 45% delle emissioni globali di anidride carbonica entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010, e l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050.
 
Parallelamente il mix delle fonti energetiche dovrà essere spostato verso quelle rinnovabili, che dovranno raggiungere una quota del 70-85% del fabbisogno globale entro il 2030, con un progressivo abbandono delle fonti fossili, carbone in primo luogo, a dispetto della recente decisione cinese di riprenderne l'estrazione. Questi obiettivi hanno bisogno di incentivazioni che passano anche per l’aumento del prezzo del carbonio, fino a livelli di 100 dollari a tonnellata, rispetto ai 20-25 attuali.
 
Allo stesso tempo bisogna accelerare il passo nell'introduzione di tecnologie che possano garantire un assorbimento, cattura e stoccaggio dei gas serra presenti nell'atmosfera, che però sono ancora molto indietro. Fare conto solo sull'utilizzo delle biomasse rischierebbe di provocare conseguenze negative nel settore agricolo con l'effetto di accelerare il consumo di nuova terra per le coltivazioni.
 
Allarme dell'Ipcc: «Agire subito o sarà catastrofe climatica: necessario ridurre emissioni del 45%»
 


LA SITUAZIONE ATTUALE
 
L'aumento di 1,5 gradi potrebbe essere raggiunto già nel 2030, vale a dire tra dodici anni. A questo ritmo a fine secolo l'aumento potrebbe raggiungere almeno i tre gradi, se non oltre. Ma l'evoluzione delle temperature non può essere uniforme sulla superficie terrestre e i poli si confermano come le aree più fragili, con una previsione di riscaldamento sostanzialmente doppia: tre gradi se si dovesse arrivare a 1,5 a livello globale, quattro se si arriva a due.
 
L'aumento delle temperature provocherebbe un'accentuazione dei fenomeni meteorologici estremi, come siccità e allagamenti. Di pari passi l'innalzamento dei mari sarà compreso tra 20 e 77 cm entro fine secolo in caso di aumento contenuto a 1,5 gradi, ma potrebbe raggiungere il metro sulla base di scenari più gravi, arrivando a colpire in primo luogo dieci milioni di abitanti delle isole minori.
 
 
IL RUOLO DELL’ITALIA
 
I ministri europei dell’ambiente si riuniranno a Bruxelles. “L’Italia può e deve avere un ruolo da protagonista in Europa non solo per tradurre in realtà la promessa di Parigi, ma soprattutto per accelerare la transizione, fondata su efficienza energetica e rinnovabili, verso la decarbonizzazione dell’economia europea” ha commentato, dopo la pubblicazione del rapporto, Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, secondo cui “il Consiglio Ambiente deve impegnarsi ad aumentare entro il 2020 gli obiettivi europei, in linea con la traiettoria di riduzione delle emissioni compatibile con la soglia critica di 1.5°C, così da poter raggiungere zero emissioni nette entro il 2040”.

 
COSA POSSIAMO FARE NOI NEL NOSTRO PICCOLO?
 
Tanto. Noi non ce ne accorgiamo, ma ogni singola persona può e deve contribuire a ridurre il consumo delle fonti fossili. Una buona soluzione ad esempio potrebbe essere l’installazione di un impianto fotovoltaico, che permetterà alle famiglie di autoprodurre energia pulita per i consumi domestici. L’affiancamento di una pompa di calore per il riscaldamento potrà anche ridurre al minimo i consumi di metano, andando a risparmiare anche sulla bolletta del gas. E perché in un futuro non pensare a un’auto elettrica? 😉 Con le comode colonnine di ricarica la puoi alimentare in giardino o in garage.
 
Se approfitti degli incentivi statale puoi portare gli impianti in detrazione fiscale fino al 65%.


 
 
In foto l’impianto fotovoltaico di un nostro cliente a Rivarolo, in provincia di Torino
 
 
 
Video: https://youtu.be/Yvkm9t7xRF4
 
Link esterni: http://www.ipcc.ch/
 
Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2018-10-08/allarme-ipcc-agire-subito-o-sara-catastrofe-climatica-necessario-ridurre-subito-emissioni-45percento-085308.shtml?uuid=AEzpt3IG





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