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TUTTO CIÒ CHE C’È DA SAPERE SU UNO DEGLI EVENTI PIÙ DRAMMATICI DELLA NOSTRA EPOCA

Risparmio Energia Italia
Pubblicato da in Clima & Ambiente · 16 Gennaio 2020
Tags: incendiAustraliaKoala
TUTTO CIÒ CHE  C’È DA SAPERE SU UNO DEGLI EVENTI PIÙ DRAMMATICI DELLA NOSTRA EPOCA

In questo articolo cercheremo di dare una risposta a tutte le domande sugli incendi in Australia.

Il numero di animali morti è inquantificabile, i danni ambientali incalcolabili.
 
Vacchiano, ricercatore e docente in gestione e pianificazione forestale alla statale di Milano, ha deciso di far luce su alcune domande riguardo gli incendi in Australia.
 
Il territorio percorso dalle fiamme è di circa 8 milioni di ettari, una superficie doppia a quella degli incendi del 2019 in Siberia e in Amazzonia. La vegetazione che sta andando in fumo è soprattutto fatta di foreste di eucalipto e “bush” (quest’ultima è una savana semi arida con alberi bassi, simile alla macchia mediterranea). Si tratta di una vegetazione che è nata per bruciare: il clima dell'Australia centrale è stato molto arido negli ultimi 100 milioni di anni, e gli incendi causati dai fulmini sono stati così frequenti da costringere le piante a evolversi per superarli nel migliore dei modi: lasciarsi bruciare! Il fuoco infatti, se da un lato distrugge la vegetazione esistente, dall'altro apre nuovi spazi perché le piante si possano riprodurre e rinnovare.

Tuttavia, questa volta le condizioni di siccità sono così estreme che sono in fiamme anche ecosistemi forestali tradizionalmente più umidi e raramente interessati dal fuoco.
 
In Australia la metà delle accensioni è causata da fulmini e metà dall’uomo.

Il punto fondamentale è capire come questi roghi si siano diffusi: il 2019 è stato, in Australia, l’anno più secco mai registrato dal 1900 ad oggi. Nell'ultimo anno le temperature medie sono state 1.5 gradi più alte rispetto alla media 1961-1990, le massime oltre 2 °C in più, ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente.

Quando l'aria è calda e secca, la vegetazione evapora rapidamente acqua e si dissecca. Più la siccità è prolungata, più grandi sono le dimensioni delle parti vegetali che si seccano. Quando anche le parti più grandi (fusti e rami) perdono acqua, cosa che avviene molto raramente, gli incendi possono durare più a lungo. Quello che diffonde le fiamme è invece il vento.
 
Spegnere gli incendi è però molto difficile perché bisogna eliminare il combustibile e servono le squadre di terra e questo rallenta tantissimo. Gli effetti li spiega Vacchiano nel suo post “il bush Australiano è un ambiente che desidera bruciare con tutte le sue forze, e bruciando migliora il suo stato di salute e la sua biodiversità - con i suoi tempi, rigenerandosi nel corso di anni o decenni. Anche gli animali conoscono il pericolo e molti sanno rispondere: la stima di mezzo miliardo di animali coinvolti (o addirittura un miliardo) rilanciata dai media è una stima grossolana e un po' allarmista, che considera ad esempio anche gli uccelli - che ovviamente possono volare e allontanarsi dall'area - con l'importante esclusione dei piccoli e delle uova.

Gli animali più piccoli e meno mobili (koala, ma anche anfibi, micromammiferi e rettili) possono effettivamente non riuscire a fuggire, e questi habitat saranno radicalmente modificati per molti anni a venire - molti animali non troveranno più condizioni idonee. Altri, in compenso, ne troveranno addirittura di migliori". Altro discorso è per gli esseri umani: gli incendi contribuiscono all’aumento di Co2 atmosferica e gli effetti di essa sull’uomo già li conosciamo.
 
Tutto ciò si poteva evitare? "Tutti gli ultimi report dell'IPCC, delle istituzioni di ricerca australiane sull'ambiente, e dello stesso governo, concordano nel segnalare un aumento del pericolo incendi in Australia a causa del cambiamento climatico, con grado di probabilità " scrive il ricercatore.
 
Cosa possiamo fare? "Ridurre le nostre emissioni con comportamenti collettivi e ad alto impatto. Sforzarci di vedere l'impronta del climate change e delle nostre produzioni e (soprattutto) dei nostri consumi in quello che sta succedendo. Il problema più grande che abbiamo è questo. I koala sono colpiti duramente, ma domani toccherà ancora ad altri animali, altri ecosistemi... altri uomini. E forse anche a noi", così conclude Vacchiano.

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